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27 maggio 2007

The final countdown



Pensione da parlamentare: dopo 2 anni e mezzo di contributi versati

Pensione da lavoro dipendente: dopo 38 anni di contributi versati

A NOI LO SCALONE E A LORO LO SCIVOLO!!
(Beppe Grillo, tour 2007 Reset - venerdì 01 giugno al PalaMazzola di Taranto)

13 aprile 2007

Petizione per l'abolizione del canone Telecom

"Quanto a eleganza e raffinatezza, il capitalismo italiano si colloca in un ambito che sta tra le gare di rutti e l'elezione di miss maglietta bagnata. Ha tutti i difetti del capitalismo, che sono parecchi, e in più è italiano, cioè furbetto e pecione, assistito e aiutato, per essere precisi aiutato a fare soldi suoi con i soldi nostri. Ora che si parla tanto di Telecom (se la vogliono comprare texani, messicani, francesi, spagnoli, marziani e chissà chi altro), la tentazione di andare a cercare in archivio notizie di dieci anni fa è forte. Dieci anni fa, ci pensate? Quando la destra italiana decise di privatizzare Telecom per darla in mano ai «capitani coraggiosi». Se non vado a cercare in archivio è per un solo motivo: potrei scoprire, scoraggiandomi parecchio, che non fu per niente la destra a compiere quell'immane cazzata, ma una sinistra affascinata dal capitale, dai suoi trucchetti e dal suoi Tronchetti, che giocava alla merchant bank con l'entusiasmo stupito di un bambino che scopre il Monopoli. In generale, il capitalismo italiano funziona in tre semplici passaggi. Primo passo: si urla e si strepita perché un'azienda è pubblica, segno di medievale arretratezza. Secondo passo: la si compra a prezzi stracciati, e si giustifica lo sconto con il fatto che in questo modo si modernizza il paese. Terzo passo: modernissimi ma indebitati fino al collo, la si vende agli stranieri (grande distribuzione, autostrade, Telecom, eccetera eccetera). A questo punto interviene la politica. Eh, no! Agli stranieri no! E si scopre che la rete telefonica è un settore strategico. Cioè esattamente la stessa cosa che dicevano dieci anni fa quelli contrari alla privatizzazione, trattati come trogloditi, passatisti, premoderni, fessi e conservatori. Mentre i moderni si vede, dopo dieci anni, che bella figura! A pensarci, le gare di rutti sono più eleganti. Hanno il pregio che a un certo punto si smette, e si torna a casa pensando a quanto si è scemi. Una cosa che col capitalismo italiano non succede mai."
(articolo di Alessandro Robecchi, tratto da Il Manifesto, pubblicato domenica 18/04/2007)

Alcune indagini televisive (Report, Le Iene) hanno dimostrato che Telecom non effettua investimenti tali da necessitare ancora del canone telefonico. L'associazione Anti Digital Divide ha intrapreso una petizione on line per chiedere l'abolizione del canone telefonico e del canone addizionale sulle linee ADSL senza voce (linea dati). Invitiamo tutti a visitare il sito e a firmare (è possibile raggiungere direttamente la pagina dell'iniziativa cliccando sul banner che opportunamente abbiamo collocato tra gli altri links, a destra di questa pagina).

17 marzo 2007

Dico: ecco le novità

Alcune settimane fa il Consiglio dei Ministri ha varato un disegno di legge per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, redatto a sua volta dai ministri Bindi e Pollastrini. L'Unione raggiunge l'accordo all'unanimità. Unici assenti i ministri Pecoraro Scanio e Mastella (quest'ultimo si è dichiarato contrario). La bozza sarà esaminata dal Parlamento nelle prossime settimane. La via italiana al riconoscimento delle unioni di fatto si chiamerà Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), non più Pacs. Un passo in avanti (seppur molto timido) se si considera che tra i Paesi europei, l'Italia resta la sola a non offrire alcun riconoscimento giuridico alle coppie di fatto etero e omosessuali. A ben vedere, sembra essere uno dei tanti compromessi all'italiana. «Si è trovato un punto di equilibrio, nel senso che ognuno ha dovuto lasciare qualcosa per strada» ha dichiarato a caldo il ministro Bianchi. Peccato parlare di "compromesso" quando si tratta di riconoscere diritti di tante coppie, etero o omosessuali che siano.
Le coppie di fatto sono una realtà ormai diffusa e socialmente accettata dalle nuove e, in parte, dalle vecchie generazioni. Il fatto che tale fenomeno continui ad essere ignorato dimostra come parte della classe dirigente italiana sia insensibile ai cambiamenti sociali e ai problemi reali dei comuni cittadini. Permane quindi un deficit di rappresentanza democratica: una classe politica "vecchia" che rappresenta (pardon… "pretende" di rappresentare, dato che si tratta di "nominati", non di eletti!) una società "avanti" in termini di tolleranza. Insomma una sostanziale asimmetria tra governanti e governati.
A ciò si aggiunge l'ingerenza sempre più pressante del Vaticano, soprattutto nei confronti dei teodem dell'attuale maggioranza. Infatti la scomunica nei confronti del ddl e del governo non tarda ad arrivare. Il cardinale Ruini non rinuncia al suo piglio interventista, pronunciando discorsi sempre più frequenti ai limiti… del Concordato e dello stesso art. 7 della Costituzione. Da tempo la CEI ha assunto un atteggiamento tipico dei regimi teocratici, rivendicando il diritto di detenere il monopolio sulla morale familiare nonostante le nuove istanze che i radicali cambiamenti sociali hanno inevitabilmente generato.
Occorrerebbe una legge che fosse in sintonia con i bisogni del Paese reale. Al di là delle convinzioni religiose personali, il Parlamento ed il governo hanno il dovere di garantire libertà, diritti e pari dignità ad ognuno, operando secondo i criteri di laicità che la Costituzione sancisce.
La bozza prevede diversi aspetti positivi, ma non troppo. D'altronde non c'è da stupirsi: il provvedimento (come la maggior parte dei provvedimenti finora adottati) è un riflesso della coalizione di centro-sinistra, composta da cattolici e laici.
Sostanzialmente il ddl prevede: la compilazione di un modulo all'anagrafe, da parte dei conviventi, che non è una «dichiarazione congiunta» di convivenza e che al più potrà essere «contestuale»; la delega alle strutture ospedaliere (pubbliche e private) per la disciplina delle modalità di esercizio, da parte del convivente, del diritto di assistenza ospedaliera al partner malato; il riconoscimento del diritto a «ciascun convivente di designare l'altro quale suo rappresentante in materia di salute, (…) modalità di trattamento del corpo e, in caso di morte, le celebrazioni funerarie»; vengono altresì riconosciuti diritti che riguardano l'assegnazione delle case popolari, la successione nell'affitto della casa («purché la convivenza perduri da almeno tre anni»); per la reversibilità della pensione sarà necessario «un requisito di durata minima della convivenza» e dopo «il riordino della normativa previdenziale e pensionistica» (se ci sarà); il diritto di eredità («successione legittima») solo dopo nove anni di convivenza dichiarata e accertata.
Valutando la composizione politica del Parlamento, si prevede un iter parlamentare non facile. A ciò si aggiunge la probabilità che il ddl venga sottoposto inizialmente al vaglio del Senato. Per cui, data l'esigua maggioranza, ciò che probabilmente si verificherà sarà un ulteriore indebolimento del provvedimento, ad opera dei teodem di destra e di sinistra che si uniranno per l'occasione. L'Udeur ha gia annunciato che voterà contro. Gli esponenti cattolici della Casa delle Libertà si oppongono al provvedimento, i laici finora non si sono mostrati disponibili. Come ha dichiarato Katia Belillo (PdCI), sarebbe un "miracolo" se il provvedimento venisse approvato così com'è. Non occorre farsi illusioni.

20 gennaio 2007

Aboliamo i costi di ricarica!

Alcuni giorni fa, il Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, oltre ad annunciare (a Ballarò) ulteriori liberalizzazioni in diversi settori, ha anche dichiarato di voler intervenire sui costi di ricarica dei telefonini, applicati ingiustamente dai gestori di telefonia mobile.
Questa è davvero una bella notizia!... se non si considera che tale dichiarazione sa di strumentalizzazione politica e che non è stata data al vero promotore la possibilità mediatica di pronunciarsi sulla questione. Cmq questa è un’altra storia... (pare che sia stata risolta).

Il promotore (quello vero!) dell'iniziativa è il giovane studente Andrea D’Ambra (in foto, insieme a Beppe Grillo) che da tempo denuncia l’illegittimità del cartello dei gestori di telefonia mobile italiani e che dall’Aprile 2006 raccoglie firme (ad oggi più di 800mila) per l’abolizione dei c.d. "costi di ricarica" dei telefoni cellulari. Ciò che D’Ambra denuncia nel suo sito aboliamoli.eu , è un’anomalia tutta italiana! Infatti, mentre in tutti gli altri Paesi europei si paga solo ciò che si consuma, in Italia si paga il "costo di ricarica" che (attenzione!) non è una tassa/imposta governativa, bensì un abuso dei gestori telefonici al fine di fare più soldi a scapito dei consumatori (ad esempio: 10 Euro per ottenere 8 Euro di credito, 2 Euro sono i costi di ricarica; 25 Euro per ottenere 20 Euro di credito, 5 Euro sono i costi di ricarica; ecc...).
D’Ambra spiega che tutto è partito dalla sua petizione on-line che, solo questa, ha fatto scattare l’intervento prima della Commissione Europea e poi delle Authority italiane Antitrust ed Agcom (che sino ad oggi stavano dormendo!); spiega inoltre che oggi, sedicenti associazioni dei consumatori, cercano di prendersi i meriti dell’iniziativa, mentre inizialmente nessuna associazione si era interessata alla questione.

Noi bloggers aderiamo a tale petizione e invitiamo tutti a firmare on-line. Per aderire o per informazioni dettagliate (c’è anche la possibilità di iscriversi alla newsletter, per essere costantemente aggiornati) è possibile accedere direttamente al sito aboliamoli.eu oppure cliccare sull’apposito link a destra di questa pagina (tra gli altri links).
NB: il promotore della petizione invita tutti a conservare le ricevute o le schede delle ricariche telefoniche gia effettuate! Forse ci sarà un rimborso, quindi… CONSERVATELE!

04 dicembre 2006

Picchio ergo sum (fascista)

"A seguito dell'ennesimo atto di vandalismo registrato in un quartiere torinese - assediato, terrorizzato e devastato dalla cieca violenza extracomunitaria - noi Legionari di Forza Nuova abbiamo deciso di scendere in quelle stesse strade, dimostrando con orgoglio l'amore e l'insaldabile legame che ci unisce alla nostra Patria, alle sue tradizioni e al suo destino. Senza auto, ma marciando nella notte in compagnia dei nostri canti, siamo giunti in via Burzio sospinti da quella gioia interiore che unisce tutti i camerati in una santa fratellanza. Un manipolo di cento Legionari Forzanovisti che ha invitato gli abitanti a scuotersi dal torpore, a ridestare le coscienze dall'ottundimento generale, a riprendere in mano le redini del proprio destino, a comprendere con maggiore lucidità le gravi responsabilità di una vampiresca classe politica che, dall'immigrazione selvaggia e senza regole, trae evidenti vantaggi economici ed elettorali".

Questo è quanto si può leggere sul sito di Forza Nuova, una delle formazioni tra le più attive nel panorama dei movimenti della destra italiana.

A chi crede che i rischi connessi all'intolleranza politica oggi siano stati azzerati bisogna chiarire come, nonostante siano passati alcuni decenni dal periodo più "turbolento" della storia della repubblica, quello delle bombe e dei tentativi di golpe e magari non è più presente una regia internazionale atta a indirizzare la situazione socio-politica del nostro Paese in determinate direzioni, rimangono ben vivi (ahinoi!) comportamenti, una mentalità ed un sistema di valori che mantiene una impostazione violenta di vedere e trattare, non solo chi la pensa diversamente ma proprio ancor più profondamente è diverso.
Accade cosi che immigrati, omosessuali ed in generale persone che non somigliano alla tanto invocata "fibra gloriosa che garantisca il futuro del nostro popolo" che consenta di "combattere le battaglie fondamentali dell’Onore e della Civiltà", diventano i bersagli favoriti di una mentalità fascista che recluta adepti tra gli strati più disagiati e impressionabili.

Accade cosi che nel nostro Paese, nel solo 2006 siano più di cento le aggressioni certificate e denunciate da parte di skinheads e neofascisti militanti contro centri sociali, frequentatori di centri sociali, compagni, antifascisti, omosessuali, immigrati, studenti, testimoni di Geova, ecc.
I metodi?... I soliti! Si va da "semplici" insulti verbali, atti vandalici e minaccie agli schiaffi e spintoni a mò di provocazione quando non sono arrabbiati (di cui lo stesso che scrive è stato fatto oggetto la scorsa settimana a Bari assieme ad amici la cui semplice colpa era quella di stare antipatici ad un gruppo di squadristi) sino al repertorio "classico" di manganellate, pestaggi, aggressioni accomunate dalla gratuità quanto dalla immotivatezza.

Certo, ai loro occhi non sono poi cosi immotivate... il loro collage di valori e doveri giustifica, anzi, spinge per il solito bene per la Patria e cose del genere, specie per l'onore, dal quale le loro gesta sono pervase (lo stesso che li porta ad aggredire persone che stanno per cacchi loro, sole e disarmate) a spendersi per la nostra civiltà "quotidianamente stuprata e umiliata da balordi senza patria". Questi moderni, ma che allo stesso tempo affondano le radici in un passato lontano quanto malsano, disadattati dei giorni nostri che tra i loro più raffinati pensatori annoverano gente i cui punti politici presentano un mix di populismo più una serie di concetti cardine del tipo "restituire l'Italia agli italiani" e di mettere sotto embargo... la Cina... (?!?) sono senza dubbio un pericolo per molta gente... ed in questo non fanno davvero discriminazioni.

22 novembre 2006

SOS Gaza, SOS informazione

Sabato 18 novembre, si sono svolte due manifestazioni: una a Milano, l’altra a Roma. Obiettivo comune delle manifestazioni è stato quello di avvicinare il popolo di centrosinistra e sensibilizzare i cittadini alle tematiche mediorientali. Tutto si è svolto nella (quasi) totale indifferenza del servizio pubblico: anche con questo governo, la RAI non ha mandato alcuna diretta televisiva (tranne Rai Tre, per circa mezz’ora).
La manifestazione di Milano, organizzata dalla Tavola della Pace, ha visto la partecipazione della maggior parte dei partiti di governo del centrosinistra (DS, Margherita, Rifondazione, Verdi), dei sindacati CGIL, CISL e moltissime associazioni.
Al corteo di Roma, organizzato dal Forum Palestina, hanno partecipato come ogni anno PdCI, Cobas e diversi centri sociali ed associazioni.
Due piattaforme abbastanza diverse tra loro. A Milano si manifestava, in maniera abbastanza generica ed equilibrata, contro il terrorismo e a favore della convivenza pacifica tra i due popoli in conflitto, facendo proprio il motto "due popoli due stati". A Roma, invece, la manifestazione ha sollevato questioni precise e generato allarmismi: il corteo ha manifestato contro la politica guerrafondaia di Israele verso i palestinesi e il Libano, chiedendo la revoca dell’accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele ratificato nel 2005 e (ahinoi!) bruciando manichini e citando slogan ormai famosi.

I commenti ex post da parte di telegiornalisti e chierici vari, sono stati, a dir poco, raccapriccianti! Nessun Tg, nessun programma di "sprofondamento", nessun Dottor Vespa di turno ha tematizzato la sostanza delle manifestazioni che, anche se con modalità diverse, hanno cercato di catturare l’attenzione degli italiani sul tema della questione mediorientale e, in particolare, palestinese.
Tra matrimoni Vip e dimissioni di avvocaticchi, l’attenzione dei "disinformatori" si è concentrata sul "grande tema" se è giusto o sbagliato bruciare bandiere o gridare cattivi slogan alle manifestazioni, cercando (anzi!) di tematizzare la legittimità dell’essere comunista a questo mondo.
Inutile dire che bruciare bandiere e recitare slogan poco ortodossi sono atti che, se giustificabili sotto certi aspetti, non fanno altro che offuscare il vero messaggio politico che si intende manifestare… come è inutile ripetere che essere contro la politica (?) di Israele non significa essere antisemita…; però, è importante sottolineare la stupidità e la tendenziosità di alcuni programmi d’informazione che, a loro volta, vengono utilizzati come "armi di distrazione di massa" da parte del potere politico, economico e culturale per fuorviare o nascondere i veri problemi ai cittadini-fruitori televisivi.

13 novembre 2006

L'ONU condanna il "bloqueo" su Cuba

Mercoledì 8 novembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU), per la 15° volta consecutiva, ha approvato una risoluzione che condanna il pesante embargo economico che gli Stati Uniti impongono a Cuba.
La risoluzione, elaborata dal Segretario generale ONU Kofi Annan, intitolata "La necessità di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti su Cuba", denuncia le pressioni e le minacce che il Governo USA perpetra nei confronti, sia delle banche straniere, sia dei cittadini che vorrebbero tenere relazioni con l’isola caraibica. Tale risoluzione è stata approvata a larghissima maggioranza: su 188 nazioni, 183 favorevoli alla risoluzione, 4 contrari (tra cui USA e Israele) e 1 astenuto (Micronesia).
Il "bloqueo" (così chiamato dai cubani) pesa sull’isola della Revolución dal 1962 nonostante l’alternanza alla presidenza degli Stati Uniti che negli anni c’è stata tra democratici e repubblicani.
Il Ministro cubano per le Relazioni Estere, Felipe Pèrez Roque, in un suo discorso, ha definito il bloqueo come "la guerra economica più lunga e crudele che la storia abbia conosciuto" e che "costituisce una violazione del diritto Internazionale e della Carta delle Nazioni Unite". Roque ha anche ricordato a tutti i rappresentanti delle nazioni che gli USA hanno anche approvato nuove misure per rinforzare ed ampliare l’embargo commerciale e finanziario.

Anche Papa Giovanni Paolo II, a seguito della 13° risoluzione dell’ottobre 2004, si pronunciò contro "l’invisibile muro dei Carabi". Queste le parole del Papa: "la Santa Sede desidera vivamente che si possano superare quanto prima gli ostacoli che impediscono la libera comunicazione e gli scambi commerciali fra Cuba e parte della comunità internazionale, arrivando mediante un dialogo rispettoso e aperto a tutti, alla condizione necessaria per un autentico sviluppo".
Del resto, Papa Wojtyla non mancò mai di sottolineare che "le differenze di pensiero non devono produrre alcuna forma di conflittualità sociale".

A quanto pare, gli Stati Uniti non intendono porre fine al blocco economico e all’unilateralismo criminale che caratterizza i propri interventi, in barba al principio di “autodeterminazione dei popoli”, alle norme di diritto internazionale e alla autorità dell’ONU che, a sua volta, viene beffata per l’ennesima volta (come quando l’ONU condannò l’intervento militare illegale degli USA contro l’Iraq).
Ora, alcune domande sorgono spontanee: è giusto sanzionare un governo (legittimo!) soltanto per mancanza di "affinità ideologiche"?!? O, addirittura, gli USA intendono esportare con le bombe "la loro democrazia a stelle e strisce" anche a Cuba (come in Iraq, ecc)?!?

30 ottobre 2006

Reporters sans frontières: rapporto 2006

L’organizzazione per la difesa della libera informazione Reporters sans frontières, ha pubblicato il 5° rapporto sulla libertà di stampa nel mondo. Le sorprese non sono mancate! L’Italia si trova in 40° posizione, guadagnando due posizioni rispetto al 2005. Domanda: cominciamo a trarre i primi benefici del dopo-Berluska o sono gli altri Stati ad aver peggiorato la propria posizione?! I Paesi dove continua ad esserci sempre meno libertà d’informazione sono Cuba, Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord come fanalino di coda. Le prime quattro posizioni sono occupate da Paesi Europei: Finlandia, Islanda, Irlanda e Paesi Bassi. E… gli Stati Uniti?! “I pionieri della libertà” continuano a scendere nella classifica, collocandosi al 53° posto; tale posizione meraviglia (e non poco) se si considera che nel 2002 si collocavano addirittura al 17°! Questo crollo si deve principalmente al Presidente Bush e alla sua amministrazione, che usa demonizzare tutti quei giornalisti che mettono in discussione la sua guerra al terrorismo. Analizzando la classifica nella sua integrità, si nota che pluralismo e libertà d'informazione non sono una prerogativa dei Paesi economicamente sviluppati. Quindi, la ricchezza economica non può essere concepita come indicatore di civiltà di un popolo. La libertà di stampa non può esserci in Paesi dove i poteri (politico, economico) influenzano il mondo dell’informazione. La maggior parte dei giornalisti dovrebbero avere le possibilità e soprattutto la forza e la volontà di opporsi ai poteri. Non può esserci democrazia se non c’è libertà di critica. Se la stampa è compiacente non conta nulla, non ha valore. Nei Paesi occidentali, soprattutto in Italia, questi principi elementari trovano difficile applicazione (vedi Berlusconi e "poteri forti").

24 ottobre 2006

Gentiloni vs Mediaset?

Giorni fa, il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il disegno di legge per la riforma del settore radio-televisivo, presentato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Intanto, Berluska & Co hanno denunciato “atti di banditismo” e cercato di trascinare il Capo dello Stato sul ring della politica. Il testo della riforma verrà esaminato dal Parlamento e, se approvato, andrà a sovrascrivere la legge Gasparri del 2003, meglio conosciuta come “legge salva Rete4”.
In sostanza, il testo prevede tetti pubblicitari più severi per ogni editore, riforma dell’Auditel, parificazione delle televendite agli spot pubblicitari, il passaggio di una rete Rai ed una Mediaset dall'analogico al digitale (prima della totale conversione al digitale dell’intero settore radio-televisivo, prevista per il 2012).

“BENE!” si dirà… se non si considerano alcuni problemi:
- il trasferimento è previsto per il 2009… sempre se l’attuale governo non cade e Berlusconi non vince le elezioni sino ad allora. La migrazione riguarderà in ogni modo l’intero sistema televisivo nel 2012, con la differenza che Emilio Fede precederà tutti nel 2009 (…cosa cambia?!)
- l’ulteriore elusione delle due sentenze della Corte costituzionale (la prima del 1994, la seconda del 2002) che hanno dichiarato l’illegittimità, rispettivamente, della legge Mammì e della legge Maccanico (entrambe targate csx). Infatti, l’ignavia dei pluri-governi di centrosinistra è stata tale da garantire, per più di 10 anni, l’occupazione illegale delle frequenze da parte di Rete4 (senza contare i decreti su misura pre e post-anni ‘90)
- le frequenze occupate abusivamente da Rete4 (nel 2009 compirà 15 anni) sono destinate legalmente all’emittente Europa7 di Francesco Di Stefano che, nel 1999, vinse la gara d’appalto (poveraccio… e da tanto che aspetta!).

Mitica la puntata del programma “Parla con me” di domenica 15 ottobre, dove Dario Vergassola, per capire le mosse dei politici nostrani riguardo alla riforma TV, consulta il dizionario “Montecitorio-Italiano” (degli inciuci).
La maggioranza degli italiani pretende un centrosinistra autorevole (che faccia il centrosinistra… insomma) e che, in materia di TV, liberalizzi seriamente le frequenze, risolva il problema del conflitto d’interessi e che renda il servizio pubblico veramente autonomo, sottraendolo dall’ingerenza dei partiti (a riguardo, vedi il ddl “Per un’altra TV” a cui, per la raccolta firme, ha contribuito anche la Sinistra Giovanile di Ginosa).
Le linee guida della riforma andrebbero (più o meno) bene, se non fosse per il “regime transitorio” che perdura (e, a quanto pare, perdurerà) nel tempo. Una situazione positiva per Mediaset e negativa per il pluralismo dell’informazione che la Costituzione sancisce. Che il governo “governi”… perbacco!!

12 ottobre 2006

Fumatori molto onorevoli

Quante volte, dopo aver approvato leggi “allucinanti”, ci siamo chiesti: “ma si sono drogati o cosa?!” Ebbene sì! Per la precisione, di cannabis e di coca!
Per carità, nulla da dire. Ognuno è libero di gestire la propria vita come meglio crede. Però, a quanto pare… questo principio non vale per i comuni cittadini che, se colti in flagranti o in possesso di sostanze stupefacenti, anche con modiche quantità rischiano il carcere, “la comunità” (?!) o come minimo la foto in prima pagina su “giornaletti provincialotti”!
Dall’inchiesta delle Iene, effettuata attraverso un test tampone (drug-wipe) all’insaputa di 50 parlamentari nostrani, il 32% (16 “tamponati”) è risultato positivo al test; di questi, 12 alla cannabis e 4 alla cocaina.
L’Autorità garante dei dati personali, giustamente (ma “non sempre puntualmente”: vedi l’inchiesta simile effettuata su ragazzi comuni qualche anno fa, sempre dalle Iene) ha censurato il servizio, anche se le Iene avevano comunque dichiarato l’intento di volerlo mandare in onda tutelando la privacy degli intervistati (camuffando i volti) come hanno sempre fatto.
In questi giorni c’è stato un gran parlare a riguardo, fino alle parole del demagogo Casini: “facciamo tutti un test antidroga per individuare i parlamentari che fanno uso di droghe” a detto. Si! Magari mandandogli un preavviso mezzo posta!
Un dubbio sorge spontaneo nella mia mente: ha senso proibire l’uso di droghe se nemmeno i proibizionisti riescono a starne alla larga?!? Ora, voglio dimenticare che sono passati 6 mesi dall’inizio della legislatura senza mai calendarizzare una discussione sulla legge più repressiva d’Europa verso i consumatori (legge Fini-Giovanardi), sperando che nelle prossime settimane si metta mano alla legge (magari con la stessa tempestività con cui è stato redatto ed approvato il decreto-legge sulle intercettazioni illegali, che riguardavano anche i politici stessi!).